1. L’ambito di riferimento: l’educazione

L’educazione si prefigge il processo di maturazione dell’individuo: si occupa dello “sviluppo umano” nel rispetto del singolo e della comunità di riferimento.

L’istruzione gestisce attraverso la didattica il processo di trasferimento di sapere all’individuo: si occupa del “capitale umano” ossia competenze e capacità.

Nel linguaggio corrente i due termini risultano intercambiabili (equivoco cui contribuisce il termine inglese education che indica istruzione). Ma sono due ambiti distinti anche se è bene che si incrocino e contaminino costantemente.

Noi ci occupiamo di educazione. Ossia di sviluppo equilibrato di sé e di relazioni positive con l’altro: attenzione, rispetto, collaborazione. La dimensione etica della vita.
L’educazione è un campo molto vasto. Noi lo attraversiamo guidati da un traiettoria che punta un orizzonte preciso: la parità di genere.

  1. L’orizzonte: la parità tra uomo e donna

Proprio sulla base di quel pregiudizio, che considera la donna un essere inferiore, instabile, irrazionale, generatore di conflitti e disgrazie, bisognoso di essere sottoposto alla tutela maschile, molti uomini di tutti i tempi (anche il nostro) si sono sentiti in diritto di esercitare su di lei ogni forma di dominio culturale e psicologico.
Che sfocia anche nella violenza e nel sangue: nel solo 2017 – rapporto Eures – quasi 7 milioni di donne italiane hanno denunciato di aver subito violenza fisica e/o sessuale, e 114 sono state vittime di femminicidio, una ogni tre giorni.
Uno studio dell’Istituto superiore della Sanità riferisce anche che il 17,9% delle bambine fino ai 14 anni che si rivolgono al pronto soccorso, lo fa in seguito a una violenza sessuale.
Citando l’European Institute for Gender Equality: “Educare in ottica di genere vuol dire utilizzare una categoria d’interpretazione che consente di comprendere come l’organizzazione sociale delle relazioni tra i sessi sia una costruzione, oggi possiamo aggiungere, fondata su stereotipi, per cui si sono stabilite le attività più adatte a uomini e donne in base alla loro presunta “natura” dando vita a ruoli e spesso a gerarchie sessuali all’interno della famiglia e della società.
L’educazione di genere permette di scoprire l’origine sociale, culturale e non biologica/naturale dei ruoli sessuali, il che ha comportato che fino a tempi molto recenti, alle donne siano stati negati i diritti che caratterizzano la cittadinanza.

  1. A scuola: dove tutto inizia

Dai 10/11 anni l’immaginario dei ragazzi è già influenzato da stereotipi di genere che riguardano i rapporti tra uomini e donne, ma non è ancora radicato.I preadolescenti, che devono strutturare la loro identità sessuale, in mancanza di modelli di riferimento chiari finiscono per aderire a quelli proposti dalla cultura tradizionale, che presenta il vantaggio di offrire schemi e comportamenti ampiamente testati, anche quando prevedono la violenza e la prevaricazione dell’uomo sulla donna.
E’ nella scuola che s’incontrano i maschi e le femmine provenienti da «altrove», che si incrocia per la prima volta un corpo diverso al di fuori della sfera affettiva di origine. Qui giochiamo una grande scommessa: l’educazione alla differenza.
E’ nella scuola che si incontrano differenti tradizioni culturali, visioni del mondo e delle relazioni tra sé e l’altro.
L’educazione di genere è l’insieme dei comportamenti, delle azioni e delle attenzioni messo in atto quotidianamente da chi ha responsabilità educative in merito al vissuto di genere, ai ruoli di genere e alle relazioni di genere di giovani e giovanissimi. Non si tratta tanto di fare educazione sessuale, quanto di abituare le ragazze e i ragazzi a ragionare sulla relazione, sui vissuti, su sentimenti, paure, desideri, pregiudizi.

  1. A scuola: cosa manca?

La scuola è un’istituzione che si dichiara neutra ma che in realtà è strutturata su un simbolico maschile che cancella la differenza e il valore dell’esperienza femminile, sia essa espressione della donna che insegna, sia dell’allieva che apprende.

Non è sempre presente un’esplicita coscienza che i processi educativi e istruttivi connessi allo sviluppo personale sono connaturati al fatto che ogni individuo ha un’appartenenza sessuale, e che crescere significa anche “diventare” un uomo o una donna, i quali assumeranno specifici ruoli nell’ambito lavorativo e familiare.
>Molte insegnanti non hanno una consapevolezza storica, sociale e culturale adeguata a inquadrare in modo critico il concetto di differenza e, per timore di utilizzare categorie inadatte ad affrontare la complessità della questione, si astengono.
Lo sguardo indifferente delle educatrici porta inevitabilmente a proiettare sugli alunni e sulle alunne schemi mentali che inducono molte femmine e molti maschi a riproporre atteggiamenti comportamentali, emozionali e cognitivi predefiniti e ad effettuare scelte di indirizzo di studio e di attività lavorativa funzionali alla conferma di una divisione di ruoli tradizionale.
La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne del 2011 chiedeva agli Stati di introdurre l’educazione all’affettività nelle scuole: è stata applicata in tutta Europa, eccetto che in Grecia e in Italia.

  1. A scuola: cosa servirebbe?

Ciò che occorre è:

  • promuovere la consapevolezza della centralità del tema nello sviluppo della nostra società, all’interno di ogni agenzia educativa; iniziando dalla scuola
  • fornire materiali, risorse, spazio e tempo per formarsi, confrontarsi, innovare<
  • censire, raccogliere, sistematizzare e rendere consultabili le good practice già esistenti

A oggi non sono mancate le parole, ma le azioni conseguenti, necessarie ad avviare un processo caratterizzato da continuità, accessibilità, organicità.

Gli esempi non mancano: dal progetto POLITE promosso dalla Presidenza della Repubblica, passando per la Rete Educare alle Differenze di Regione Toscana, fino alla recente iniziativa di Regione Piemonte sull’educazione sentimentale in tutti i licei della Regione.

Il MIUR ha emanato delle Linee guida nazionali molto articolate, i sindacati si sono dichiarati parte attiva nelle politiche di parità. Né sull’argomento tacciono diocesi e mass media.

Ma nessuno raccoglie la bandiera e forma un esercito (donne, uomini, armi, vettovaglie) che combatta questa lotta con la costanza e determinazione che le sono necessarie.

  1. Gli obiettivi del progetto DUe

L’obiettivo del progetto è riuscire finalmente ad addensare le migliori riflessioni teoriche e le esperienze sul campo passate e presenti, allo scopo di:

  1. 1.creare una struttura – uno spazio fisico è un’agenzia comunicativa – che fornisca in modo continuativo e organico strumenti agli educatori (insegnanti, genitori, animatori, operatori dei servizi, ecc.): testi, documentazioni, tavoli di lavoro; corsi e seminari di formazione…
  2. 2.sperimentare format educativi innovativi di natura ludica, artistica ed esperienziale con bambini e ragazzi dei differenti cicli scolastici;
  3. 3.creare una rete tra tutti gli attori del mandato educativo: scuole, Pubblica amministrazione, Miur e articolazioni territoriali, SSN e a ATS locali che aiutino il processo di istituzionalizzazione della formazione educativa di genere. Ad esempio:
    1. dando crediti formativi ai docenti attraverso i corsi avviati
    2. mettendo a disposizione spazi e strutture
    3. sostenendo le iniziative di finanziamento presso fondazioni e aziende

I partner

2019

DUe è uno dei sette progetti con cui l’associazione di promozione sociale Artepassante ha composto il progetto “Dissemina”.
Alla cooperativa sociale Fosforo è stata assegnata una sede presso la stazione Porta Vittoria del Passante Ferroviario di Milano per avviare il centro di documentazione sulle buone pratiche nell’educazione alla parità di genere.
Il progetto “Dissemina” ha il patrocinio del Comune di Milano e di Regione Lombardia.

2020

Fondazione Cariplo ha inserito “Dissemina”, di cui il progetto Due è parte integrante, tra le iniziative di innovazione culturale urbana meritevoli di contributo.

Sostieni anche tu il progetto DUe.

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e-mail

info@fosforo.eu